«Ridurre di 50 miliardi la spesa per abbassare le imposte»

«Senta, abbia pazienza, vada a leggersi le carte. L’ha visto il Def? È tutto lì. Nei prossimi anni ci saranno più tasse, più spesa corrente e meno investimenti. Renzi sta usando lo stesso trucco degli ultimi trent’anni: si taglia il futuro aumento delle spese, non gli sprechi attuali; si taglia il futuro aumento delle tasse, e non le tasse che già paghiamo. Il mio amico Pier Carlo Padoan le sa queste cose, sono certo che le abbia già dette al premier. Ma si devono sbrigare a cambiare rotta, perché peggio della superficialità italiana c’è solo la stupidità della Troika».

Alterna toni burberi e stilettate ironiche Mario Baldassarri, economista di fama, viceministro dell’Economia nella prima tormentatissima era-Tremonti (2001-2006), poi senatore Pdl fino alla scorsa legislatura.

«Ho detto queste cose in mille occasioni e in mille modi. Ma ora me ne sono tirato fuori, mi dedico al mio centro studi. È così in Italia: se conosci non decidi, se decidi non conosci».

Le sue idee, professore?
Punto primo, l’Europa. Il 3 per cento è una stupidata, una regola scritta per tenere a bada Paesi come il nostro etichettati, non a torto, come adolescenti irresponsabili. Ma dal giorno in cui Maastricht si è concentrata sui saldi macroeconomici è iniziata la rovina dell’Ue. Le cifre finali sono importanti, ma se non si distingue tra spesa corrente e spesa per investimenti, tra tasse sul lavoro e tasse sul patrimonio, si innesca una spirale perversa. E l’Italia ha grandi responsabilità: riesce anche a restare sotto quel tetto, ma lo fa sacrificando la crescita.

Dunque?
Si devono tagliare 40-50 miliardi di spesa subito e con quei soldi ridurre le tasse a lavoratori e imprese e stimolare gli investimenti.

Fosse facile si farebbe…
Ci sono 30 miliardi all’anno di finanziamenti a fondo perduto. Soldi che non producono mezzo posto di lavoro. Non si toccano perché intorno a questa torta mangiano 2 milioni di intoccabili, quel potere trasversale che è riuscito a mettere in scacco destra e sinistra. Negli ultimi 20 anni, la somma delle erogazioni a fondo perduto equivale a metà del debito pubblico. Ho detto tutto. E poi c’è il mare magnum degli acquisti di beni e servizi, l’intervento sulle municipalizzate…

Sono cose nel programma di Renzi…
Ma infatti io non sono un gufo, spero che riesca. Lui è l’ultima occasione per l’Italia e anche per se stesso. Ma deve scegliere di stare davvero con gli altri 58 milioni di italiani.

Il suo giudizio sugli 80 euro?
Sono il fallimento di chi credeva potessero dare la scossa.

Ora si va verso una riduzione da 2 miliardi sul cuneo delle imprese…
Noccioline.

Boccia anche le riforme?
I numeri, i numeri! Tabella 2, a pagina 18 del Def: le riforme su lavoro, Pa, giustizia e competitività danno lo 0,2 di Pil nel 2016 e lo 0,4 nel 2017. La sola clausola di salvaguardia che taglia le
tax expenditures ne stronca l’effetto.

Insomma: per fortuna c’è Draghi.
Già, ma Draghi può comprare il tempo. A riempirlo di cose buone, dovremmo pensarci noi.

Un filo d’ottimismo, professore…
Sa quale era il mio cavallo di battaglia? I farmaci monodose per ridurre di 4 miliardi di euro la spesa per medicinali, quelli buttati ogni anno con le scatole non consumate. Una cosa semplice da Paese civile. Si è fatta? Per niente.

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Avvenire 12 ottobre 2014
intervista di Marco Iasevoli